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Fonti alimentari di vitamina A. Il retinolo

lunedì, 25 luglio 2016 / Pubblicato in News

Come evidenziato nel precedente articolo la carenza di vitamina A è piuttosto diffusa nei paesi in via di sviluppo ma abbastanza rara nell’area industrializzata del pianeta, dove gli standard alimentari sono in grado di garantire un apporto di micronutrienti adeguato per assicurare all’organismo questo nutrimento, essenziale per diverse funzioni vitali di primaria importanza.

La dose giornaliera raccomandata per un adulto in buona salute è di circa 800 microgrammi di vitamina A. Va però precisato che il retinolo viene accumulato nel fegato umano fino a raggiungere una riserva che sarebbe in grado di garantire all’organismo un’autonomia in tal senso di circa due anni. Ecco perché viene generalmente sconsigliata l’assuzione di integratori alimentari di vitamina A preformata, se non sotto lo stretto controllo di un medico: un eccesso cronico potrebbe infatti determinare la comparsa di sintomi di ipervitaminosi, portando ad un’intossicazione del fegato tutt’altro che desiderabile.

D’altra parte, al di fuori dei casi connessi alla somministrazione eccessiva di integratori vitaminici, non è così semplice assumere tanta vitamina A preformata da incorrere in questo genere di accumulo a carico delle strutture epatiche.

Il retinolo, come tale, è presente in dosi significative solo nel fegato degli animali, che proprio come noi stoccano tale sostanza a livello epatico per far fronte alle loro esigenze nel corso della propria vita biologica.

Tracce meno significative di retinolo sono pur presenti nel latte e nelle uova; ovvero negli elementi nutritivi indirizzati ad alimentare le nuove generazioni, che avranno inizialmente bisogno di ricevere dalla madre le prime dosi di vitamina A prima ancora di poterne recuperare una scorta più importante attraverso la normale alimentazione quotidiana.

In questo senso, per tornare alle fonti adatte per l’essere umano, il burro e altri latticini stagionati vengono comunemente indicati come buone fonti di vitamina A semplicemente perchè concentrano il retinolo contenuto nel latte.

Ma è senz’altro il fegato la fonte di vitamina A a più alta concentrazione. Il fegato del pollo, dei bovini, degli ovini e degli equini, tra le carni, come anche il ben noto fegato di merluzzo, tra i pesci d’acqua salata, o dell’anguilla, per i pesci d’acqua dolce.

Purtroppo, a seguito della semplificazione gastronomica che ha investito persino la ricca tradizione culinaria italiana, il consumo delle interiora degli animali d’allevamento ha subito un drastico ridimensionamento rispetto al passato, laddove anche ricette tipiche sopraffine – come ad esempio il celebre fegato alla veneziana – sono ormai divenute una rarità da intenditori di difficile reperibilità nelle cucine d’Italia, sia al livello della ristorazione professionale che nel contesto della cucina domestica o amatoriale.

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