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L’albero del cacao. La pianta che nessuno conosce ma tutti amano

lunedì, 05 giugno 2017 / Pubblicato in News

Theobroma cacao: il cibo degli dei. Un albero poco conosciuto ma talmente prezioso da guadagnarsi un nome scientifico altisonante.

L’albero da cui si ricava la materia prima per la produzione del cioccolato è un albero sempreverde ombrofilo (cresce infatti all’ombra di alberi più alti quali il banano e le palme) appartenente alla famiglia delle Sterculiaceae, la stessa a cui appartiene la cola, i cui fiori, a mazzetti, spuntano direttamente sul tronco.

Grandi piantagioni in centro e sud America (Messico, Brasile, Colombia, Ecuador, Venezuela) e in Africa, nella zona est del Camerun, in Congo, in Nigeria e in Costa d’Avorio (oggi primo produttore mondiale di cacao), mentre in Asia, soprattutto in Indonesia e Sri Lanka, la coltura è realizzata sia in grandi piantagioni che in piccole proprietà. In totale, oggi, 70000 kmq in tutto il mondo sono dedicati alla coltivazione dell’albero del cacao.

La pianta, che inizia a fruttificare dopo cinque anni e che resta in produzione per circa trenta, può raggiungere i dodici metri di altezza. Molte le varietà di quest’albero, che derivano da due ceppi principali e da due ibridi naturali: il criollo, che produce la varietà di cacao più pregiata, il forastero, che è il tipo più diffuso e i cui semi hanno un gusto più amarognolo, il trinitario, ibrido spontaneo originario di Trinidad dall’aroma leggermente fruttato, e l’acca, coltivato in Africa.

Ogni albero, la cui fruttificazione è continuativa, produce dai venti ai cinquanta frutti l’anno, del peso variabile di trecento-cinquecento grammi (in casi eccezionali fino a un chilo). I baccelli, chiamati cabossidi o cabosse, sono più grandi di una pigna ed assomigliano ad un cedro allungato. Ogni cabossa contiene venti-quaranta semi, detti fave di cacao, dalla forma di mandorla e di colore bruno-violaceo, che contengono alcaloidi quali la teobromina e la caffeina.
Quando giungono a maturazione, i baccelli vengono asportati dalla pianta con il macete, quindi aperti manualmente per estrarne i semi e la polpa (per inciso: del frutto del cacao non si butta nulla. La buccia infatti è un ottimo pacciame e concime organico a lenta cessione, nonché utile per tenere lontane le lumache dal terreno).

Le fave di cacao vengono fatte fermentare per circa una settimana, poi lasciate essiccare al sole per sette-quindici giorni, dopodiché sono pronte per essere inviate in sacchi di juta per il consumo locale o verso le aziende produttrici di cioccolato in tutto il mondo.
Sì, decisamente un albero prezioso quello del cacao, visti gli ingenti quantitativi di cioccolato consumati ogni anno: circa 6500 milioni di kg, per un valore di mercato che si aggira sui 65000 milioni di euro.

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